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Introduzione



Ogni disciplina scientifica possiede una struttura tipicamente conservatrice, e tende a respingere le idee che contraddicano dei principi o delle leggi convenzionalmente accettati. Basta rivedere la storia stessa della scienza, che molto spesso è stata scritta da personaggi che, a causa delle loro tesi rivoluzionarie, sono stati violentemente attaccati dalla "comunit? scientifica ufficiale", che vedeva messo in pericolo il loro prestigio o il loro schema di pensiero. Le idee che apparivano eretiche nel passato sono diventate i concetti base della scienza di oggi. Una nuova teoria entra in voga quando finalmente ci si rende conto che fornisce la spiegazione più semplice e coerente ai dati scientifici disponibili, pronta ad essere rimpiazzata in futuro, con il progredire delle conoscenze. Figure come Galileo Galilei, Charles Darwin, Albert Einstein hanno, soprattutto, il merito di avere abbattuto i pregiudizi culturali del loro tempo. Essi furono rivoluzionari, non tanto perché erano dei geni, ma perché erano delle menti indipendenti: hanno interpretato il mondo che li circondava nel modo più obiettivo, introducendo dei concetti inaccettabili per gli studiosi loro contemporanei.
L’archeologia, più di ogni altra, sembra soffrire del cosiddetto filtro scientifico, messo in atto dal pensiero ortodosso, che impedisce di fatto la divulgazione o addirittura la discussione di scoperte che non si allineano con i dogmi consuetamente accettati come veri. Proprio questa materia fortemente empirica ha dimenticato il metodo scientifico, il quale impone che, quando un ipotesi di lavoro viene contraddetta anche da un solo esperimento, essa debba essere abbandonata in favore di un’altra che soddisfi i dati a disposizione. Ebbene, nell’ultimo secolo e mezzo gli archeologi hanno collezionato in tutto il mondo una serie di "anomalie", che si scontrano con la ricostruzione ufficiale della nostra preistoria e storia antica. Molte di queste sono contraddizioni culturali o anacronismi tecnologici che sono sempre stati sotto gli occhi di tutti da molto tempo, altre, sono scoperte scientifiche recenti, altre ancora sono veri e propri reperti occultati o dimenticati, ritrovati grazie al lavoro di ricercatori nell’ultimo decennio. Il quadro che offrono rappresenta una mole di "esperimenti" che confutano l’ipotesi di lavoro precedentemente accettata, che vuole la preistoria dell’umanità popolata esclusivamente dai nostri antenati selvaggi e primitivi.
Nel secolo scorso sembrava inconcepibile l’esistenza di una civiltà anteriore a quella egizia, prima che le città dei Sumeri venissero alla luce, proprio nei luoghi indicati dall’Antico Testamento. Fino agli anni ‘50 si credeva che i manufatti megalitici (europei e britannici) fossero il prodotto di una società primitiva, prima che l’archeoastronomia rivelasse le conoscenze astronomiche e matematiche insite in quei monumenti. Oggi grazie ad un approccio interdisciplinare all’archeologia siamo sulla strada per una ulteriore rivoluzione scientifica che in futuro cambierà anche la consapevolezza della nostra civiltà industriale, convinta di rappresentare l’apice della evoluzione intellettuale umana, in un cammino progressivo iniziato appena 100.000 anni fa. Ognuna delle anomalie, presa singolarmente, non costituisce una prova definitiva sufficiente per riscrivere i libri di storia. Se invece mettiamo assieme tutti i pezzi del puzzle, otteniamo una visione d’insieme sorprendentemente coerente che reclama una nuova e suggestiva ipotesi:
l’evoluzione dell’uomo non è stata progressiva e lineare come si crede, e nella preistoria sono esistite civiltà scientificamente e tecnologicamente avanzate.
Tutti conoscono il mito di Atlantide, che risale a poco più 2000 anni fa, quando Platone ne parlò per la prima volta. La ricerca della civiltà perduta ha coinvolto negli ultimi secoli diversi studiosi, ma oggi nessun archeologo "serio" può permettersi di nominarla senza essere deriso dalla comunità scientifica mondiale, a causa di un pregiudizio culturale consolidatosi all’inizio del ‘900, anche grazie dell’approccio mistico esoterico di alcuni personaggi. Dagli anni ‘60, una nuova generazione di ricercatori, composta da geologi, paleoantropologi, astronomi, sta cercando di fornire nuove spiegazioni ai numerosi misteri dell’archeologia che (come sarà chiaro nel seguito) non sono più da considerarsi tali in questa nuova prospettiva.
Ma la cosiddetta archeologia ufficiale, nonostante le solide prove fornite, considera le loro conclusioni materia per la narrativa fantastica, relegandole al di fuori dell’ambito accademico, negando loro la possibilità di divulgazione, poiché sfidano, non solo la ricostruzione normalmente accettata della storia della civiltà, ma anche il modello di evoluzione dell’uomo, le teorie geofisiche sulle trasformazioni della crosta terrestre. Per questo le loro ricerche sono note al pubblico interessato solo attraverso le pubblicazioni commerciali, spesso distribuite assieme ad altri lavori che hanno ben poco di scientifico .
Lo stesso problema si presenta nel campo complesso dell’ufologia, in cui la scienza ufficiale non sa distinguere gli studiosi che indagano con metodo scientifico da certi personaggi mistici che vedono negli extraterrestri i profeti di una nuova religione galattica. I fenomeni UFO costituiscono una realtà sperimentale rilevabile da filmati e fotografie, rapporti militari, tracciati radar, interazioni con il suolo e con le persone, relegata al di fuori della legittimità scientifica da necessità di sicurezza nazionale. Il problema, in questo caso, si fa più complicato, poiché il controllo sulle informazioni viene esercitato dall’apparato militare.

Fotografia di un UFO

La seguente relazione vorrebbe essere un resoconto sistematico di tutte le argomentazioni che contraddicono la visione accettata della nostra preistoria. L’obiettivo che mi propongo è quello di rielaborare le scoperte divulgate negli ultimi decenni, su libri e riviste specializzate, da ricercatori non ortodossi, in un riassunto organico velocemente consultabile, che possa servire come base per una corretta informazione. Cercherò di ricorrere il meno possibile a spiegazioni extraterrestri, in modo che anche i detentori del sapere ufficiale non abbiano alcun motivo di "scandalo" nel prendere in considerazione un’idea nuova, che risolve certi problemi persistenti e apparentemente insolubili. Questo potrebbe essere un punto di partenza per un cammino graduale di revisione delle nostre certezze scientifiche.
Dopo un rapido riferimento alla teoria ufficiale (cap.II), presenterò un elenco di reperti e documenti archeologici inaccettabili nell’ottica tradizionale (cap.III), le indagini sui siti archeologici più misteriosi (cap. ), quindi un excursus sulle controverse conoscenze anomale delle grandi civiltà del passato (cap. ). Se sopravvivete a questa lunga esposizione potremo analizzare le prove geologiche che suffragano la nuova teoria (cap. ). Con questo bagaglio di dati a disposizione si possono analizzare sotto una nuova luce i miti e le leggende della letteratura mondiale che, per troppo tempo considerati parto della fantasia popolare primitiva, conservano il ricordo trasfigurato di avvenimenti reali e di conoscenze dimenticate (cap. ). Infine si potrà tentare di ricostruire una verosimile nuova versione della storia dell’umanità (cap. ).



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