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Probabilmente questo elenco è soltanto la punta dell’iceberg, di tutto ciò che può essere stato scoperto e occultato
negli ultimi 2 secoli: ritrovamenti mai riferiti alle autorità competenti per incredulità ed andati perduti. Abbiamo
comunque un’idea della mole di dati a disposizione, che la stragrande maggioranza degli "addetti ai lavori" ignora
completamente.
E’ necessaria una precisazione sui metodi di datazione: metodo stratigrafico, metodo paleomagnetico, metodo con
isotopi radioattivi (es: Argo-Potassio). Limiti ed errori del C14 per effetti della radioattività ambientale.
Alcuni degli OOPART più sconcertanti purtroppo non sono più reperibili (come lo scheletro nel carbone
dell’Illinois) ma la maggior parte è stata scoperti in posizioni stratigrafiche ineccepibili e le eventuali datazioni ai
radioisotopi forniscono etè talmente remote che gli errori dovuti alla precisione del metodo non sono significativi.
La prassi seguita dai decani della scienza è consolidata: pubblicizzare i reperti che si inquadrano nel paradigma
corrente e trascurare gli altri, poiché si riesce sempre a trovare una spiegazione alternativa. Se si tratta di
ritrovamenti vicino alla superficie, allora il terreno può essere stato rimaneggiato e la datazione deve essere falsata
(dimenticandosi che la maggior parte dei reperti tradizionali sono affiorati in superficie). Se sono stati rinvenuti in
profondità, sono senz’altro una sepoltura recente, magari gli scopritori sono personaggi incompetenti, o addirittura
è una frode. E quando la documentazione e i rilievi scientifici sono ineccepibili, allora basta fare finta di niente e
chiudere tutto in un cassetto. E’ incredibile che le deduzioni dell’archeologia siano in ritardo di 150 anni rispetto
alle evidenze sperimentali, e ciò è dovuto, non solo a ristrettezza mentale, ma anche a vera e propria malafede
(come vedremo nel caso dell’Antico Egitto).
I fatti sperimentali presentati confutano il modello di diffusione dell’Homo Sapiens a partire dall’Africa, anzi
alcuni dei reperti più antichi si trovano nel nuovo continente. Si deduce che i fossili noti nella letteratura scientifica
appartengano a vari ominidi che non discesero l’uno dall’altro in un percorso evolutivo coerente, ma convissero in
diverse epoche con l’uomo anatomicamente moderno. La presenza della nostra specie già 30-40 milioni di anni fa
su tutti i continenti spiega le nette differenze dei tipi razziali, ma riapre il problema dell’origine dell’uomo.
I rapporti riguardanti esseri intelligenti, presumibilmente umani, fino a 600 milioni di anni fa (epoca in cui
dovevano esistere solo forme di vita acquatiche) compromettono seriamente i concetti universalmente accettati
sulla nascita e l’evoluzione della vita sulla Terra, confermando i dubbi espressi da diversi scienziati del campo. La
visione meccanicistica dominante prevede che la vita abbia avuto origine da processi casuali che formarono dei
composti organici negli oceani di 4 miliardi di anni fa, per poi evolversi attraverso la selezione naturale, tramite
mutazioni del patrimonio genetico. Però non si ha idea di come le sostanze del brodo primordiale si siano
organizzate "spontaneamente" nel formare la prima cellula, trasgredendo il III Principio della Termodinamica. E’
stato calcolato che anche il più semplice batterio, per formare accidentalmente il proprio patrimonio di enzimi,
impiegherebbe più di 40 miliardi di anni. Inoltre il periodo di tempo che ci separa dalla comparsa dei primi
organismi unicellulari (amebe) è insufficiente per produrre la complessità di tutte le forme di vita, semplicemente
attraverso mutazioni genetiche aleatorie.
Quale intelligenza era presente sulla Terra 2,8 miliardi di anni fa, lasciando le sue tracce nelle sfere lavorate del
Sudafirca? Questa nuova prospettiva ci permette di valutare con maggiore attenzione le strutture artificiali che
sono state fotografate su Marte dalla missione Viking del 1976. Nell’emisfero settentrionale, nella pianura di
Cydonia, sono visibili alcune enormi piramidi e un viso umano, modellato su un rilievo di circa 1 km quadrato. La
NASA, che ha cercato di tenere nascoste queste informazioni, oggi conferma che il "pianeta rosso", molto più
antico della Terra, era in passato ricco d’acqua ed ebbe un clima e una morfologia adatte ad ospitare la vita.
(C) Copyright Mauro Quagliati, 1998
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