Scienza e religione

 

Di recente, la maggior parte dei fisici eminenti e numerosi eminenti biologi hanno dichiarato formalmente che i recenti progressi della scienza hanno confutato il vecchio materialismo, e hanno portato a reintrodurre le verità della religione. Le affermazioni degli scienziati di norma sono state alquanto esitanti e indefinite, ma i teologi se ne sono impadroniti e ne hanno esteso il senso, mentre i giornali, a loro volta, hanno riportato i discorsi più sensazionali dei teologi, così che gran parte del pubblico ne ha ricavato l'impressione che la fisica in pratica confermi tutto il Libro Della Genesi.

Personalmente non credo che la morale che si debba trarre dalla scienza moderna sia quella che la maggior parte del pubblico è stata indotta a credere. In primo luogo, gli scienziati non hanno detto esattamente quel che si crede, in secondo luogo, ciò che essi hanno detto a sostegno delle tradizionali credenze religiose non è scaturito dalla loro cauta competenza scientifica, ma piuttosto dalla loro veste di onesti cittadini, desiderosi di difendere la virtù e la proprietà. La prima guerra mondiale e la rivoluzione russa hanno reso conservatori tutti i timidi, e di solito, i professori sono di temperamento timido. Comunque sia, questo tipo di considerazioni non c'entrano. Vediamo quello che la scienza ha veramente da dire.

 

 

Libero arbitrio

 

Fino a tempi molto recenti la teologia, nonostante il cattolicesimo ammetta il libero arbitrio per gli esseri umani, ha sempre mostrato una propensione per le leggi naturali nell'universo, temperata solo dalla fede in miracoli occasionali. Nel diciottesimo secolo, sotto l'influenza di Newton, l'alleanza fra la teologia e le leggi della Natura si fece molto stretta. Si riteneva che Dio avesse creato il mondo sulla base di un Piano, e che le leggi di natura fossero l’incarnazione di questo Piano. Fino al secolo decimonono la teologia rimase rigida, razionale e precisa. Tuttavia, onde fronteggiare gli attacchi della ragione atea, ha aspirato sempre più, nel corso degli ultimi cento anni, a fare appello al sentimento. Ha tentato di conquistare gli uomini col suo fare intellettualmente rilassato; e da camicia di forza è divenuta camicia da notte. Ai giorni nostri, solo i fondamentalisti e pochi altri eruditi teologi cattolici sostengono ancora la vecchia e rispettabile tradizione intellettuale. Tutti gli altri apologisti della religione sono impegnati a smussare gli angoli della logica, facendo appello al cuore invece che alla testa, sostenendo che i nostri sentimenti sono in grado di dimostrare la falsità delle conclusioni alle quali la ragione è stata portata.

Come Lord Tennison nobilmente afferma:

E come un uomo in collera il cuore

Si levò e rispose: "Ho sentito".

 

Attualmente il cuore ha dei sentimenti per gli atomi, per il sistema respiratorio, per la vita dei ricci di mare e altri argomenti del genere, riguardo ai quali, se non fosse stato per la scienza, sarebbe rimasto indifferente.

Recentemente, uno degli sviluppi più degni di nota dell'apologia della religione è stato il tentativo di salvare il libero arbitrio dell'uomo cercando di ignorare il comportamento dell'atomo. Le vecchie leggi della meccanica, le quali governavano i movimenti di corpi abbastanza grandi da essere visti, restano ancora valide con una buona approssimazione in relazione a tali corpi, ma si è scoperto che non è possibile applicarle ai singoli atomi, e ancora meno ai singoli elettroni e ai singoli protoni. Ancora non si ha alcuna certezza se esistano o meno delle leggi che governano il comportamento degli atomi in ogni caso, o se il comportamento di tali atomi sia in parte casuale. Si pensa che le leggi che governano il comportamento dei corpi più grandi possano essere semplicemente delle leggi statistiche, che esprimono il risultato medio di un largo numero di moti accidentali. Alcune, come la seconda legge della termodinamica, sono note per essere leggi statistiche, ed è possibile che anche altre lo siano. Nell'atomo ci sono diversi stati possibili che non si fondono continuamente l'uno dall'altro, ma che sono separati da piccoli divari finiti. Un atomo può saltare da uno stadio all'altro, e ci sono diversi tipi di salti che può fare. Attualmente non si conosce alcuna legge in grado di determinare quali fra i possibili passaggi avrà luogo in una determinata occasione, e tutto lascia presuppone che l'atomo non sia soggetto a leggi in ogni caso, ma che abbia quello che può essere definito, per analogia, "libero arbitrio". Eddington, nel suo libro Natura del mondo fisico, ha giocato molto su questa possibilità. Egli, a quel che sembra, crede che la mente possa fare in modo che gli atomi del cervello compiano l'uno o l'altro dei possibili passaggi in un determinato momento; e così, azionando una specie di interruttore, produca in larga scala i risultati desiderati. Egli ritiene che il volere non possieda una causa. Se avesse ragione, quello che avviene nel mondo fisico, anche quando si tratti di masse abbastanza grandi, non sarebbe completamente predeterminato dalle leggi della fisica ma potrebbe essere modificato da desideri immotivati dagli esseri umani.

Prima di prendere in esame questa prospettiva, vorrei dire qualche parola riguardo a quello che viene chiamato "principio di indeterminazione". Questo principio fu introdotto nella fisica da Heisenberg nel 1927, e il clero se ne è appropriato, soprattutto, credo, a causa del suo nome, come fosse qualcosa capace di fornire loro una scappatoia dalla schiavitù delle leggi matematiche. Secondo me è assai sorprendente che Eddington abbia autorizzato un siffatto uso di quel principio. Il principio di indeterminazione asserisce che è impossibile determinare con precisione la posizione e la durata di una particella; in ciascuna di esse ci sarà un margine di errore, e il prodotto di due errori è costante. Il che equivale a dire che tanto più accuratamente determineremo una particella, tanto meno accuratamente saremo in grado di determinare l'altra, e viceversa. Il margine di errore di cui si parla, naturalmente, è molto piccolo. Mi sorprende, ripeto, che Eddington abbia fatto appello a questo principio, per la questione del libero arbitrio, poiché il principio non dimostra in alcun modo che il corso della natura non è determinato. Dimostra semplicemente che la vecchia struttura spazio-tempo non è più adeguata alle necessità della fisica, il che, in ogni modo, è noto in altri campi. Lo spazio e il tempo furono inventati dai greci, e sono serviti mirabilmente al loro scopo fino al nostro secolo. Einstein li ha rimpiazzati con una specie di centauro che ha chiamato "spazio-tempo", e questo ha funzionato benissimo per un paio di decenni, ma la moderna meccanica dei quanti ha reso evidente che è necessario compiere una ristrutturazione più radicale. Il principio di indeterminazione non è altro che una dimostrazione pratica di questa esigenza, non un fallimento delle leggi della fisica nel tentativo di scoprire il corso della natura.

Come J. E. Turner ha sottolineato: "L’uso che è stato fatto del principio di indeterminazione è dovuto soprattutto a un uso ambiguo della parola determinato. In un senso una quantità è determinata quando è misurata, in un altro, un evento è determinato quando è causato. Il principio di indeterminazione ha che fare con la misurazione, non con la causalità. Il principio dichiara che la velocità e la posizione di una particella sono indeterminate nel senso che non possono essere accuratamente misurate. Questo è un processo fisico che casualmente si ricollega al fatto che la misurazione produce un effetto fisico su ciò che viene misurato. Non c'è nulla nel principio di indeterminazione che dimostri che qualche fenomeno fisico non è causato". Come dice Turner: "Ogni argomento che, dato che alcuni cambiamenti non possono essere "determinati" in quanto non possono essere "accertati", non sia non "determinato" in un senso del tutto diverso da "causato", è un argomento fallace basato sull'equivoco".

Tornando adesso a parlare dell'atomo e del suo ipotetico libero arbitrio, bisogna rilevare che non si è certi se il comportamento dell'atomo sia capriccioso. E falso affermare che si è certi che l'atomo sia capriccioso, così come è falso affermare che si è certi che non lo sia. Solo di recente la scienza ha scoperto che l'atomo non è soggetto alle vecchie leggi della fisica e alcuni fisici sono balzati a conclusioni un po’ avventate, affermando che l’atomo non è soggetto ad alcuna legge. L’argomento di Eddington circa l'effetto dello spirito sulla mente mi ricorda inevitabilmente l'argomento di Cartesio sullo stesso tema. Cartesio era a conoscenza della conservazione della vis viva, ma non della conservazione del momento cinetico. Pertanto egli pensava che la mente potesse alterare la direzione del moto degli spiriti animali, anche se non poteva alterarne la quantità. Quando, poco dopo che la sua teoria fu pubblicata, venne scoperta la conservazione dell'attimo, l'ipotesi cartesiana dovette essere abbandonata. Anche l'ipotesi di Eddington, allo stesso modo, è alla mercé dei fisici sperimentalisti, i quali, da un momento all'altro, potrebbero scoprire le leggi che governano il comportamento dei singoli atomi. E molto avventato erigere una sovrastruttura teologica sulla base di una lacuna che può essere colmata da un momento all'altro. E i risultati di questo atteggiamento, sempre che ve ne siano, sono necessariamente negativi, dato che fanno sì che le persone sperino in scoperte che non saranno fatte.

Inoltre, vi è un’obiezione puramente empirica contro la dottrina del libero arbitrio. Ogniqualvolta sia stato possibile sottoporre il comportamento di animali o di esseri umani ad un attento esame scientifico, si è scoperto, come è accaduto negli esperimenti di Pavlov, che è possibile scoprire delle leggi fisiche, così come accade in qualsiasi altro campo. È vero che non è possibile predire con certezza le azioni degli esseri umani, ma questo viene attribuito completamente alla complessità del meccanismo, e non è assolutamente necessario ipotizzare la totale mancanza di leggi, la quale può essere confutata, ogni volta che possa essere attentamente verificata.

Mi sembra che coloro i quali desiderano che il mondo fisico sia capriccioso non riescano a rendersi conto cosa potrebbe implicare tutto ciò. Ogni inferenza che riguarda il corso della natura è causale, e se la natura non è soggetta a leggi causali allora tutte queste inferenze devono cadere. In quel caso, non possiamo conoscere niente di ciò che ricade al di fuori della nostra esperienza personale; anzi, strettamente parlando, possiamo conoscere soltanto la nostra esperienza al presente, visto che la memoria dipende da leggi causali. Se non si può inferire l'esistenza delle altre persone, e persino di noi stessi al passato, tanto meno possiamo inferire l'esistenza di Dio, o di qualsiasi altra cosa desiderata dai teologi. Il principio di causalità può essere vero o falso, ma la persona che si rallegra nello scoprire che è falso non riesce a rendersi conto delle conseguenze della propria teoria. Solitamente questi ritiene incontestabili tutte quelle leggi che giudica convenienti, come, per esempio, il fatto che il cibo lo nutrirà, e che la banca coprirà i suoi assegni finché il suo conto è in attivo, mentre rifiuta tutte quelle che giudica inutili. Questo, nel complesso, è un atteggiamento troppo semplicistico.

Infatti, non esiste alcun valido motivo per suppone che il comportamento degli atomi non sia soggetto a delle leggi. Solo di recente i metodi sperimentali sono stati in grado di aprire uno spiraglio sul comportamento dei singoli atomi, e non c’è da meravigliarsi se le leggi di tale comportamento non sono state ancora scoperte. La prova che un dato insieme di fenomeni non sia soggetto a delle leggi è sostanzialmente e teoricamente impossibile da ottenere. Tutto quello che si può affermare è che tali leggi, se ce ne sono, non sono state ancora scoperte. Se vogliamo, possiamo dire che gli uomini che hanno svolto le ricerche sull’atomo sono così capaci che, se fossero esistite, le avrebbero senz’altro scoperte. Comunque sia, non credo che queste premesse siano abbastanza solide perché su di esse si possa fondare una teoria dell'universo.

 

 

Dio come matematico

 

Eddington deduce la religione partendo dal fatto che gli atomi non obbediscono alle leggi della matematica. Sir James Jeans la deduce dal fatto che invece lo fanno. Entrambi gli argomenti sono stati accolti con eguale entusiasmo dai teologi, i quali, apparentemente, ritengono che l'esigenza di coerenza appartenga alla freddà ragione e non deve interferire con i più profondi senti- menti religiosi.

Abbiamo esaminato là teoria di Eddington sul modo in cui gli atomi saltano. Esaminiamo adesso la teoria di Jeans sulle modalità di raffreddamento delle stelle. Il Dio di Jeans è un Dio platonico. Si dice che egli non sia un biologo o un ingegnere, ma un matematico puro. Confesso che preferisco questo io a quello concepito come un grande uomo di affari; ma questo, è chiaro, è solo perché preferisco il pensiero all'azione. Questo fa pensare a un trattato che ha per tema l'influenza del tono muscolare sulla teologia. Chi ha muscoli robusti, crederà in un Dio d'azione, mentre chi ha muscoli deboli crederà in un Dio di pensiero e di contemplazione. Jeans, confidando senza dubbio sui suoi argomenti teistici, non ha troppi riguardi nei confronti di quelli degli evoinzionisti. Il suo libro sui misteri dell'universo inizia con una biografia dùl sole, che qualcuno potrebbe quasi definire un epitaffio...